domenica 15 luglio 2007

La lettera

Nei giorni che hanno preceduto l'appuntamento di venerdì 13 luglio ai giardini del Baraccano, abbiamo ricevuto diverse comunicazioni da parte della famiglia di "Federico", una delle presunte vittime di questa vicenda, che all'epoca dei fatti aveva due anni e mezzo. Nel portare avanti questo appuntamento di Bo-noir abbiamo ritenuto opportuno raccontare la vicenda attenendoci solo a quegli atti e a quei documenti a cui è stata riconosciuta validità in sede giudiziaria, senza riaprire alcun dibattito su quei fatti. Ci è parso però opportuno leggere nel corso della serata parte della lettera inviataci dal nonno di "Federico" che sul blog vi proponiamo integralmente.

Egregio Sig. Marchesini,
sono il nonno di “Federico”, e poiché mi è stata offerta la possibilità di conoscere lo scambio di lettere avute con mio figlio, Le chiedo scusa se mi permetto di intervenire.
Lei con tre decisi colpi di accetta, riferendosi alla sentenza di primo grado, a quella di secondo, alla rinuncia al terzo fa leva su capisaldi che negano chiaramente ogni possibilità di una sia pur timida replica. Intravedo il taglio che si tende a dare alla serata in argomento, se non sbaglio è di rifarsi ad un errore giudiziario ormai vecchio che essendo tale non può ne deve dare voce ai “vinti perché ne minerebbe l’impostazione di partenza.
Le anticipo subito che non è mia intenzione creare turbative su ciò che andrete a fare ne intendo avventurarmi nell’intricata area dell’errore dell’ errore.
Le dico però che ciascuno di noi, qualunque sia il campo esistenziale in cui si muove dà in ragione di quello che sa, come può e meglio gli riesce, e non è detto che sempre raggiunga l’assoluto, e credo che questo sia concesso estenderlo anche alla giustizia.
Mi sono trovato a 66 anni circa a mettere piede per la prima volta, e ad oggi unica, in un’aula giudiziaria, devo ammettere con fatica, non spinto quindi da sete di protagonismo, ritenendolo un irrinunciabile atto dovuto nei confronti del mio nipotino.
L’impressione che ho ricavato(del tutto personale e probabilmente distorta per carità) dei meccanismi della giustizia non è stata proprio avvolgente. Troppi non ricordo da parte di qualcuno, l’avvalersi della facoltà di non rispondere da parte di altri, poi fatti e circostanze che a mio parere avrebbero meritato approfondite risposte sono invece evaporate, volatilizzate, ed anche percorsi imboccati in direzione opposta all’obiettivo.
Un esempio per tutti.
Vi era un bambino (oggi ragazzo come ve ne sono tanti) che a due anni e mezzo aveva un prodigioso senso dell’orientamento e una acuta osservazione delle cose che lo circondano
Un certo giorno accade che:
1. regredisce nell’alimentazione ricorrendo a sole sostanze liquide, si ritorna al biberon.
2. rifiuta ostinatamente la sostituzione dei pannolini, non vuole gli si lavi il sederino
3. spesso bestemmia quando nessuna delle persone con cui ha contatti lo fa
4. non vuole più uscire dall’abitazione, neppure per andare in giardino
5. si nasconde talvolta animalescamente sotto la tavola
6. non intende più tornare nel proprio letto dopo averlo temporaneamente ceduto alla cuginetta baby sitter (solo la sostituzione porrà fine al problema) e tante altre cose ancora. E’ lo stesso bambino che indicherà ai carabinieri una strada diversa rispetto a quella che intendevano percorrere per raggiungere il cimitero di Nugareto e la vicina chiesa abbandonata luogo di riti satanici.
Al ritorno per l’emozione subita il bambino vomiterà in macchina; da quel momento ci siamo detti basta, teniamolo fuori dal processo.
Ebbene a fronte di tutto quanto precede un avvocato difensore degli imputati nella seduta conclusiva del dibattimento affermava che su quel processo durato mesi, si estende quale regia occulta, la lunga ombra del S. Domenico.
Ma come è possibile gingillarsi in simili fuorvianti argomenti? Mi rendo conto di farmi prendere la mano e punto alla conclusione mediante due riferimenti connessi ai due verdetti. Il primo è che all’indomani della sentenza il “Resto del Carlino” ospita una mia lettera che contempla riflessioni sulla stessa.
Il giorno successivo a questa il Presidente della Corte Dott. Cornia incontra in Piazza XIII Agosto proprio in Piazzola il ns. avvocato supplente, e gli chiede se quella lettera recante la firma “il nonno di Federico” l’avesse scritta lui.
Ottenuta risposta negativa chiede allora notizie sulla salute del bambino, augura un pronto recupero, e con riferimento a quei contenuti si accomiata dicendo:”La Legge è la Legge”. Esistono allora due verità e una di queste è quella giuridica?
Il secondo riferimento riguarda la sentenza di appello dove si dice la ragazza ha mentito (va precisato che nessun contatto, proprio nessuno, abbiamo avuto prima, durante e dopo il processo con questa) mentre i familiari del bambino sono degni di credibilità. Bene. Dove è approdata quella credibilità?
Lei dice che all’epoca gli organi di informazione sono stati carenti; può essere. Io sono a dover tenere in considerazione quanto con ben diverso peso specifico ebbe a dichiarare pubblicamente l’allora procuratore capo del Tribunale Dott. Ennio Fortuna: “ Conoscendo gli atti processuali sono stupito per questa sentenza.”
Le porgo i migliori auguri per la riuscita della Sua iniziativa.
Senza ironici fraintendimenti in futuro se lo vorrà si potrebbe prendere un iniziativa di segno opposto disincagliando quanto è rimasto imbrigliato fra le pieghe del procedimento. Il materiale esiste e non manipolato a proprio uso e consumo.
Grato per un cenno di riscontro.
Con osservanza,
Lettera firmata

16 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho seguito la vicenda con iteresse venerdì e anche letto il libro in proposito, ben scritto dalla signora Beccaria. La lettera del nonno è molto garbata, a tratti toccante e interessante, ma quello che mi chiedo: perchè i familiari della presunta vittima si ostinano a dare la colpa a Marco Dimitri e non seguono invece altre piste? Non sono un giudice e per carità non voglio fare il tenente Colombo "dei poveri", è solo un mio modestissimo parere e dubbio. Magari il piccolo ha veramente subito quello che ha subito, ma da ben altre persone. Possono esistere altri colpevoli senza per forza tirare in ballo cose occulte e affidarsi a personaggi legati alla Chiesa per sbrogliare in qualche modo il mistero (come mi è parso di capire è stato fatto dai familiari del bambino). Le violenze sui minori spesso nascono in ambienti insospettabili, troppo facile dare subito la colpa all'uomo nero. Non so dove stia la verità, magari il piccolo è stato comunque violentato da una setta (ma non è detto sia proprio quella dei Bambini di Satana); certo bisognerebbe sempre vagliare più ipotesi possibili e non accanirsi solo su una. Mi sembra che spesso qua in Italia faccia comodo dare la colpa all'estra-comunitario, al vicino gay un po' strano o eccentrico, al tipo meridionale vestito male e un po' ignorante, al matto del villaggio, e ci si rifiuti di vedere invece che i pedofili o i delinquenti in genere possono nascondersi dietro ben altre maschere più rassicuranti e le varie vicende sui preti pedofili (ad esempio) la dicono lunga così come quelle di stimate persone di buona famiglia o esponenti di forze dell'ordine che poi si rivelano dei gran criminali. Diceva bene Marco Bettini nel primo appuntamento dedicato ai delitti del Dams: si vuole trovare per forza il mostro brutto e cattivo per distogliere l'attenzione su le vere mostruosità della nostra società.
Non voglio offendere nessuno o sminuire il significato della lettera del nonno, se quel signore vuol dire la sua e spiegare meglio il suo punto di vista potrebbe benissimo scrivere un suo libro risposta a quello della Beccaria. Da come ha scritto quella lettera, la stoffa dello scrittore sembrerebbe averla e sarebbe un libro interessante da leggere. Solo che, mio modesto parere, il nonno dovrebbe sforzarsi di valutare anche altre ipotesi da quella dell'uomo nero Dimitri.
Johnny78

Anonimo ha detto...

Concordo con Johnny78 e sono indignata per il polverone suscitato stamani dall'articolo del Resto del Carlino che si scandalizza per la serata del Baraccano dedicata al caso Dimitri. Almeno quella signora che protesta tanto in sede comunale (come se non ci fossero altri motivi ben più gravi a Bologna per protestare col comune!) era presente alla serata? Non c'è stata una celebrazione ne tanto meno una riabilitazione di Marco Dimitri, ma solo una cronaca degli eventi basati sul processo che poi ha assolto l'imputato. Lo dimostra anche il fatto della lettura durante la serata della tenera lettera del nonno del bambino, poi riportata anche su questo blog.
Quale esempio negativo? quale scandalo? Il Carlino dovrebbe vergognarsi di paragonare un evento garbato e corretto di cronaca come il Bo Noir con altri tipi di manifestazioni più discutibili e forse per alune persone, offensive, come la mostra della "Madonna che piange sperma". Sono cose assolutamente diverse: uno è un semplice repotage di cronaca su un errore giudiziario, l'altra una manifestazione artistico-provocatoria verso la chiesa cattolica. Il Carlino inoltre, dovrebbe anche vergognarsi (e chiedere scusa all'interessata) per aver messo "out" la stimata scrittrice Verasani colpevole (secondo loro, paurosamente ignoranti) di aver riabilitato un satanista. Ma stiamo scherzando? è giornalismo questo?! Ho assistito anch'io all'intervista della Verasani, riproposta poi anche su questo blog e non mi sembra che la scrittrice abbia riabilitato il satanismo, ma solo dato voce e fatto delle domande legittime a una persona che la legge e lo stato Italiano ha assolto da ogni accusa.
Allora mettiamo "out" un qualsiasi Corrado Augias o Franca Leosini della tv (e anche tanti giornalisti stessi del Carlino, allora!) solo perchè nei loro programmi di cronaca nera intervistano dei presunti criminali?! Il Carlino sta diventando peggio dell'Ossservatore Romano o di una qualsiasi squallida rivista di gossip da spiaggia! Questo quotidiano ha dimostrato ancora una volta tutta la sua allarmante superficialità e demagogia.
Tutta la mia solidarietà e stima invece verso la Verasani e gli altri organizzatori del Bo Noir: non era facile affrontare un tema così scottante, lo hanno fatto con molto tatto, senza scatenare le solite risse, grida, insulti e scenate penose come invece accade in certi programmi televisivi simili. Ripeto il Carlino chieda immediatamente scusa se vuol rimediare a questa ennesima figuraccia e a questo triste esempio di pessimo giornalismo.
Loredana

Bo-noir ha detto...

Ciao Loredana,
spero di poterti dare del tu... Sappi che sono mail come la tua a incoraggiarmi a rimandare un possibile ritiro a vita privata. Viviamo sotto la dittatura della diceria, per altro non comprovata dai fatti, e solo sulla base isterica di un pregiudizio. Non è questa la sede per dire cosa penso di una città, e di un intero paese, che subisce una politica a minoranza laica e un'ossequiosa subalternità nei confronti di una Chiesa in evidente difficoltà. Ci sarebbe stato da ridere, oggi, leggendo il giornale, da sganasciarsi. Ma purtroppo così non è stato, perchè quel giochino stupido dell'in e out ha chiamato in causa il recente caso di violenza all'ennesima donna, problema a me molto caro, di cui discuto quotidianamenti con articoli e convegni in difesa delle donne. Al di là del cattivo gusto, resta da chiedersi la ragione di dare largo spazio alle sparate di una consigliera comunale quando ci sono cose, appunto, molto più importanti di cui discutere. Ti ringrazio per la fedele cronistoria che fai della serata che abbiamo cercato di impostare col massimo della misura, leggendo, tra l'altro, un testo di Papini, notoriamente cattolico. Grazie a nome di noi tutti, Grazia.

Marco ha detto...

17 luglio 2007

Qualcuno ha detto che la libertà è partecipazione…

Rif. Articolo “il Resto del Carlino” edizione di Bologna, 17 luglio 2007 pagine 8, 9 a firma Matteo Naccari

La sera del 13 luglio 2007 Bo-noir ha proposto un caso di cronaca noto a tutti i cittadini. Nel 1996 una storia priva di riscontri oggettivi riguardante la mia persona ed il gruppo “Bambini di Satana” da me fondato, riempì le cronache dei giornali, quotidianamente, a dispetto della presunzione di innocenza e di persone fragili che avrebbero potuto trarre insegnamenti negativi leggendo titoloni a caratteri cubitali. Allora stupro, “satanismo”abusi sui minori, omicidio erano la favola quotidiana, in bocca a tutti. “I cattivi hanno il volto bianco ed i capelli lunghi, sono figli di Satana, potenti, stuprano con l’alta borghesia, abusano di donne e bambini, perché sono feroci, anzi uccidono senza lasciare tracce “. Il mostro affascinante allora andava bene, non era una serata estiva di quartiere, non era la cronistoria di Bo-noir.
Solo oggi deve essere evitato il racconto, dettagliato, di innocenti rinchiusi in galera alla mercè della gogna cittadina, di un pubblico ministero troppo appariscente. Maria Cristina Marri esponente dell’UDC arriva con dieci anni di ritardo e fraintende tutto. Bo-noir ha raccontato il caso, dando spazio davvero a tutti, anche a parti che si considerano lese e vinte. Bo-noir ha trattato il caso con la massima deontologia, Sia Grazia Verasani che Riccardo Marchesini hanno affrontato a testa alta la storia di cronaca nera che mi coinvolse, evidenziando tutti i perché che hanno condotto il Tribunale di Bologna alle assoluzioni in primo e secondo grado “perché il fatto non sussiste”.
La Marri dimentica il significato delle parole “comune”, “Cultura”, “Informazione”. Non avrei diritto d’apparire nelle strutture comunali e raccontare di un abuso che ha avuto spessore solo grazie a determinate culture isteriche da pomeriggio parrocchiale. Dimentica questa signora che la cultura, per essere tale a tutti gli effetti, deve essere poliedrica, priva di demenziale pregiudizio. Altrimenti buttiamo i libri di storia, facciamo finta di nulla, lasciamo che la possessione mediatica crei gli automi.

Pagina 9 del “Carlino Bologna”, Grazia Verasani viene etichettata come “out”, perché ha trattato il mio caso, nientemeno. La stessa verità sentenziata dal Tribunale, intendiamoci, nulla di alternativo, nulla di distorto. Cose che si devono sapere, appunto per cultura sociale se non per evitare di cadere di nuovo in trappole senza senso.
Non avevo ancora detto nulla al riguardo, ho lasciato che i giornali scrivessero, che la serata trascorresse nel modo più tranquillo possibile, però se leggo amenità, specialmente atte alla repressione allora posso solo dire che cultura e repressione non possono coesistere, la cultura è possibile combattendo con vigore chi vuole tappare la bocca.
Riguardo l’inchiesta ho sentito parlare di vincitori e vinti, niente di più errato, non siamo in guerra. Abbiamo dimostrato l’impossibilità che certi fatti siano accaduti, perché materialmente impossibile. Se qualcuno parla di “vinti” allora qualcosa non va.

In ultimo, ripeto quello che dico da 25 anni, non ci fermeremo, non fermeremo la nostra sete di cultura, ricerca, diffusione, perché la libertà passa attraverso il sapere.

Marco Dimitri

Anonimo ha detto...

Santissima Maria Cristina Marri prega per noi, libarici dal male, dal demonio brutto e cattivo che ha corrotto quell'incontaminato giardino dell'Eden che era il Braccano, colui che fa tanto piangere la Madonna non sangue, ma quell'altra brutta cosa che fa diventare ciechi, che da voce a quelle artiste lesbiche pervertite e a tutti quegli invertiti del Cassero...Uuuh che pauraaaaaa, mamma miaaa, chiamate l'esorcistaaa!
Sono questi i veri mali di Bologna,
altro che gli affitti stratosferici fatti pagare agli studenti, altro che il degrado urbano, altro che i commercianti che ti fanno pagare anche l'aria che respiri nel loro negozio o la polizia che non fa nulla mentre a pochi metri da loro si spaccia droga o si importuna una ragazza.
Santa Marri purificaci tu che sei tanto buona, pia, giusta e sopratutto democristiana, che non hai nient'altro da fare nella vita che salvare Bologna dall'orribile piaga del satanismo! Meno male almeno che c'è il Resto del Carlino, l'unica vera sacra Bibbia rimasta in questa città corrotta, che sancisce chi è veramente "In" e chi è decisamente "Out" come fanno autorevoli riviste altamente culturali del calibro di "Chi" "Di Più Tv" o "Novella 2000" o tg di alta scuola di giornalismo come "Studio Aperto". Sia ringraziato il cielo
che c'è un così prestigioso quotidiano che ti da ascolto e da voce alle tue sante crociate, altrimenti dove andremo mai a finire?
Teo Barbieri.

Anonimo ha detto...

caro MARCO,
vuoi spiegare alla gente visto che ti disturba sentire parlare di vinti e vincitori perchè dopo la lettura della sentenza tu e i tuoi amici,legali compresi avete festeggiato in Braseria alla faccia dell' altrui dolore.
L'assoluzione in primo grado hai incassato se non sbaglio è stata attraverso la formula che ha sostituito la vecchia insufficienza di prove.
ORBO VEGGENTE

Paola ha detto...

Ho letto la lettera del nonno di Federico, e ho assistito alla serata del 13 luglio.
Rimango esterrefatta nel constatare quanta ignoranza e quanta superstizione regnino ancora qui, in questa epoca, nella nostra città.
Non c'è bisogno di essere dei pedagogisti esperti per capire che, davanti a sintomi come quelli sofferti dal bimbo, l'ULTIMA cosa che un genitore NORMALE può pensare di fare è andare dall'esorcista. Solo una mente bigotta e di stampo medioevale può pensare a una soluzione del genere.
E non c'è neppure bisogno di essere conoscitori esperti di Freud per riconoscere segnali di malessere che nulla hanno a che vedere con diavoli streghe maghi e altre amenità del genere.
Esistono miriadi di patologie afferenti la sfera psichica che possono causare disturbi di quel tipo. Se a un genitore viene in mente di risolvere un problema così andando dall'esorcista, vuol dire che siamo già in presenza di un ambiente familiare malato, non sano, che preferisce affidarsi a rimedi ciarlatani invece che alla scienza: e allora cosa ci si può aspettare in un contesto del genere?

Anonimo ha detto...

Cara Paola,
la famiglia di Federico sarà pure poco normale secondo Lei,peccato però che la psicologa incaricata dal p.m. dott.ssa L. Musti in una perizia circostanziata di 50 pagine ,compresiva di colloqui con persone esterne alla famiglia che comunque erano in contatto con il bambino sostenne l 'esatto contrario.
La risposta al quesito posto dal pm se il bambino avesse subito violenze riconducibili ad ambienti satanisti fu INEQUIVOCABILMENTE affermativa.
Se ricordo bene il servizio della ausl competente seguì il bambino per oltre un anno dalla conclusione del processo,se ne ricava facilmente che l'intera direzione del servizio sanitario (e non gente di mentalità medioevale) appoggiò la relazione peritale della dottoressa Cheli.
Ridicola a mio parere, e di molti restò invece la visione in aula derl film Dracula di Coppola pretesa dagli avvocati della difesa che Lei ha avuto il piacere di asccoltare nella serata magari applaudire in conclusione come è successo.....se questi sono stati gli argomenti della difesa!!! Veda LEI
ORBO VEGGENTE

Paola ha detto...

Ribadisco il concetto: se nel XX - XXI secolo ci sono ancora famiglie e PM che ritengono "normale" portare un bambino con problemi dall'esorcista....è laprova provata che il medioevo e l'oscurantismo cattolico non sono MAI finiti. E quel bambino è stato MOLTO più vittima di queste superstizioni che di chiunque altro.
NOn c'è bisogno che un personaggio che si firma "orbo veggente" (già solo da un nick come questo si evincono molte cose...) si metta a fare un'ulteriore caccia alle streghe. La difesa ha fatto il proprio mestiere, i giudici anche.
Si rassegni.

Anonimo ha detto...

La lettura della lettera inviata dalla signora Paola,e di tanti altri che purtroppo la pensano come Lei è palese testimonianza che Iddio o se preferiamo il Demonio accechi chi non voglia vedere le cose per quelle che sono.
No;non sono responsabili ne Dio e ne il diavolo ma settori dell' informazione ben circoscritti per cui per questa mutata realtà il signor Dimitri da vittima della mala giustizia è libero di giudicare pontificare anche sull' informazione dividendo la buona dalla cattiva,nel rigoro rispetto del credo di A.Crowley "FA CIò CHE VUOI QUESTA è LA TUA LEGGE"
Quanto dichiarato da "orbo veggente" di d' Annunziana memoria è vero, la perizia del P.M. in fase processuale non è mai stata smontanta,anzi furono proiettate in aula intercettazioni ambientali dove si evinceva (se lo si voleva) la gravità della situazione psicologica del piccolo Federico con tangibile visione di gran parte degli aspetti enunciati nella lettera del nonno.La parte peritale(dott.ssa Tura) della difesa degli allora imputati,non vide mai il bambino, e non produsse mai alcun documento degno di un contradditorio alla perizia della dott.sa Cheli.
Un'altra psicologa amica di famiglia dei genitori ribadì in aula questa situazione descrivendo miniziosamente lo stato di disagio del piccolo .
La sentenza di primo grado,leggendo le motivazioni su questo aspetto appaiono molto carente,così come non riescono a spiegare , addiritura con ammissione del giudice estensore, le ragioni dei riconoscimenti da parte di diversi testimoni di alcuni degli imputati nella frazione di Minerbio dove risiedeva il Bambino,compresi anche quelli dei numerosi minori oggetto dell' indagine stralcio alla procura di competenza
Il tribunale dei minori attese silente la sentenza di primo grado,in seguito l'allora procuratore capo migrò a Napoli e le indagini svaporarono,con tristissima leggittimazione dei non so, non ricordo,e dei complici silenzi che il nostro apparato giudiziario aihmè consente.
Ricordo che cugina baby sitter,fratello di questa,e zia del piccolo Federico nel processo di primo grado si avvalsero della facoltà di non rispondere.
In appello il procuratore Dott.ssa Di Marco sostenne che quanto affermato e dichiarato dalla famiglia era degno di considerazione,e che l 'avere accorpato in un unico processo una vittima di violenza di due anni e mezzo ,ed un 'altra vittima anch'essa di violenza in un ruolo variegato di testimone,collaboratrice e pentita esposta al rischio di essere incriminata.Resta chiaro ai più che non era questo il modo di portare quella chiarezza tanto necessaria alla formazione della prova in aula, cosi come previsto dal nostro codice penale.
La difesa degli imputati,puntando il tutto per tutto sulla scarsa credibilità della superteste,vinsero il processo in primo grado ,ma la posizione di Federico a mio, e non solo mio avviso credetemi, non risultò mai chiarita anzi in appello come già detto si evidenziò l'esigenza di fare chiarezza.
Signora Paola,per lei questo è lavorare bene dei giudici??quando prima del processo più o meno con lo stesso quadro probatorio 18 giudici rigettarono per sei volte le istanze di scarcerazione agli imputati, di cui l 'ultima ad umeno di un mese dalla fine del processo.Per favore non dica ad altri di rassegnarsi quando motivano le loro affermazioni,cerchi Lei di ragionare ed adeguarsi nel caso ,oppure dobbiamo buttare i crocifissi per fare posto alla qualificata cartomanzia di Dimitri,ai suoi riti luna o marte...pratiche queste oltretutto svolte secondo le sentenze processuali in regime di irregolarità fiscale.
MAX BOLOGNA

paola ha detto...

caro max,

se lei o chi per lei ha prove TANGIBILI e CONCRETE di contatti REALI, FISICI, MATERIALI, del bambino con Dimitri e company, come mai non sono state evidenziate e portate al processo?
Dove sono?
Non ho mai negato che quel bambino avesse i disturbi elencati dal nonno: ce li aveva eccome. Ma qualunque psichiatra infantile le potrà confermare che quei disturbi sono patolgie note e ricorrenti, e non hanno nulla a che vedere con diavoli e similari.
Se la cosa la può consolare, non ho alcuna simpatia nè conoscenza personale col signor Dimitri: per me, atea convinta, credere a dio o al diavolo è la stessa cosa, sempre di ciarlatanerie si tratta, semplici e ovvi strumenti per controllare la vita sociale e sessuale delle persone disposte a farsi assoggettare(spesso con notevoli risvolti di natura economica).
Non mi interessa affatto difendere Dimitri, mi interessa invece sottolineare come un bambino che soffre di patologie psichiche possa essere totalmente rovinato da una famiglia che lo porta da un esorcista invece di farlo curare come si deve. E non mi venga a dire che le visite mediche ci sono state, perchè visto il fanatismo della famiglia, si sarà trattato certamente di medici cattolicissimi, convinti che il regresso si curi con le preghiere invece che con la psicanalisi.
E alla fine l'unico che ci ha rimesso davvero, oltre a Dimitri, è stato soprattutto quel bambino.

Anonimo ha detto...

Cara Paola,
quando ho scritto la mia lettera al Dott. Marchesini non prevedevo certo di trovarmi qui. Pazienza. Il mio intento non era quello di fare il guastafeste ma di inviare una sorta di avviso ai naviganti che sottintendeva questo: le cose sono andate come sono andate e trattando una vicenda tanto delicata e una materia che si presta molto e bene alla ns. ridicolizzazione (come ampiamente avvenuta durante il procedimento) vigilate affinché questo non accada.
Fornisco inoltre un numero di riferimenti modesto rispetto a quelli di cui dispongo che non dovrebbero consentire a chi è sul palco di abbandonarsi a facili trionfalismi. Punto.
La ridicolizzazione è arrivata da Lei.
Ho cercato a più riprese di trovare nelle Sue lettere qualcosa che potesse attenuare il mio giudizio. Non ci sono riuscito.
Trovo in Lei una forte vivacità intellettuale e per il come scrive una buona base culturale mentre chi Le risponde ha solo una formazione tecnica peraltro modesta.
Credo dunque che Lei si ritrovi con il baricentro su cui gravita il raziocinio, l’equilibrio, il buon senso spostato. Le dico questo con molta pacatezza con un sentire direi quasi affettuoso.
Non è possibile che una persona gratifichi di incompetenza quale ad esempio il P.M., la psicologa di cui nulla conosce sul loro operato.
Non è possibile che sia in grado di capire tutto e subito e a che cosa sono riconducibili certe manifestazioni di un bambino.
Non è possibile che si riconosca in grado di nettamente dividere ciò che è normale da ciò che normale non è, quando tutti sanno quanto nebulosi ed incerti siano i loro confini.
Non è possibile che su persone di cui nulla sa e conosce, di cosa fanno, di come si muovono nella società per il solo fatto di essere cattolici credenti vengano giudicati di ritrovarsi un cervello atrofizzato, impecorito, anchilosato.
Alla prima occasione arriverà a prendersi gioco anche di tutti gli ammalati terminali che affrontano il disagio dell’ultimo viaggio della speranza recandosi a Lourdes.
Io non intendo prendermi gioco di Lei né ripagarLa allo stesso modo in cui siamo stati trattati mi sarebbe troppo facile, considero invece il Suo un caso clinico e come tale intendo rispettarlo.
Se Lei è così dalla nascita credo non ci sia rimedio, se invece si tratta di mutazione nel tempo Le auguro che qualche rimedio possa essere trovato.
Concludo.
Qualsiasi essere umano che tale è e tale si riconosce indipendentemente dalla ideologia o religione professata di fronte alla sofferenza e al dolore ( qualunque ne sia la matrice) sente il bisogno di porsi con rispetto.
Lei ritiene di aver fatto tutto questo?

P.S.: La vicenda dell’esorcismo non è affatto avvenuta nei termini da Lei descritta e non ho nessuna voglia di puntualizzare e rettificare. La metto in mezzo a tutte le inesattezze e strumentalizzazioni di cui siamo stati oggetto.

Il nonno di FEDERICO

Anonimo ha detto...

Vincitori e vinti,
nella mia lettera è scritta la parola vinti, virgolettata.
Ritenevo di essere dispensato dal chiarire che le virgolette hanno il ruolo di dare a quella parola, nel contesto del discorso, un significato che non è rigorosamente appropriato.
Talvolta capita di non voler capire ciò che è ma ciò che vorremmo fosse, e su quest’ultima parte ricamarci sopra pizzi e merletti come è accaduto…..

Il nonno di Federico

paola ha detto...

Il nonno di federico si stupirà nell'apprendere che ho trascorso i primi 14 anni della mia vita da cattolica praticante e frequentante la parrocchia. Da qui, naturalmente, nasce il mio ateismo profondo. E le assicuro che ricominciare a vivere e ragionare utilizzando la mia intelligenza, poca o tanta che sia non importa, è stato davvero molto bello. E' stato bello scegliere di vivere serenamente la mia sessualità, il mio corpo, abbandonare i tabù assurdi, gli obblighi insensati, studiare e crescere LIBERA da angeli e demoni che mi distogliessero dal mio percorso e dalla mia ricerca.
Quindi, sono così per scelta e, spiacente di deluderla, così rimarrò.
L'unica cosa che posso fare per lei è suggerirle serenamente la lettura del caso di Sabina Spilrein, paziente apparentemente senza speranza di Gustave Jung, con problemi terribili, guarita e divenuta a sua volta medico psicanalista, e la visione del film "memorie di una schizofrenica", pellicola basata su un caso vero: una ragazza ormai ventenne regredita al punto di dover vivere in una culla come una neonata, e a una neonata simile in tutto e per tutto, ma poi guarita con la psicanalisi. Nessun intervento divino, dunque, ma esperienza medica e scientifica.
L'ultima cosa che mi sia mai interessata nella mia vita è offendere lei e la sua famiglia, e dovrà riconoscere che non ne avrei alcun motivo. Ma davati a un bimbo portato dall'esorcista niente mi trattiene dall'indignazione, perchè vuol dire che tutto ciò che è stato studiato e capito, tutti i risultati positivi raggiunti in questo campo ancora una volta vengono scavalcati da credenze medioevali che ci riportano indietro di millenni, quando le donne come me venivano messe al rogo.
Le faccio i miei più sinceri auguri.

paola ha detto...

Per dare maggiore chiarezza a quanto da me detto finora, vorrei dare una ulteriore spiegazione del mio pensiero al riguardo: ho grande rispetto per il nonno di Federico, e per tutta la Sua famiglia, e per il dolore che una situazione del genere ha generato loro. Così come ho rispetto anche delle sentenze e dei tribunali e dei PM.
MI scuso quindi se nell'esprimere le mie opinioni ho involontariamente offeso qualcuno, perchè non era assolutamente mia intenzione.
Semplicemente, non riesco ad accettare l'idea di poter ricorrere agli esorcismi quando si è in presenza di patologie infantili. Laddove, come nell'esempio citato, vi sia un malato terminale che desidera recarsi a Lourdes, siamo in presenza di un caso in cui la scienza non ha più nulla da offrire se non terapia del dolore fisico, e la scelta personale è quella di affidarsi alla fede (per chi ce l'ha). Ma nel caso di una vita giovane, la scienza ha ancora tanto da offrire, prima di passare alla spiritualità pura.La mia sensibilità all'argomento mi dice che la scelta dell'esorcismo distrugge tutti i progressi della scienza medica e psicanalitica. Che è anacronistico.
Che se fosse stato mio figlio, non lo avrei fatto MAI, neanche sotto tortura.
Ma la mia opinione e la passione, esagerata, con cui la esprimo, non hanno alcun valore davanti ai fatti e alle scelte altrui.

Anonimo ha detto...

Cara Paola,
La rileggo con piacere nella Sua edizione riveduta e corretta.
Trovo molto significativa la conclusione della Sua ultima lettera dove sono rinchiuse parole che fanno onore alla Sua intelligenza, peraltro da me non negata, ma semmai ritenuta, almeno in questo caso, non spesa al meglio.
Non era mia intenzione tornare sul vituperato esorcismo come ho già espresso ma dal momento che insiste, vado.
Provo a far rientrare almeno in parte la Sua grande e ribadita indignazione. Non ha scritto così?
Il bambino da subito è stato affidato ad una psicologa di scuola rogersiana (Carl Rogers ) esperta in psicologia dell’età evolutiva scrittrice di libri al riguardo, e collega all’Università della madre del bambino.
Una persona stupenda che ammiro moltissimo per la sensibilità, l’abnegazione, la dedizione con cui ha portato avanti la cosa.
E’ psicologa non credente, si ha letto bene, atea, come lo è Lei.
Quindi i genitori cattolici hanno affidato il bambino nelle mani di un’atea, ma in quanto cattolici anche nelle mani del sacerdote.
Quando le è stata sottoposta la volontà di una benedizione (non esorcismo per favore) l’atea non si è detta contraria in quanto l’ha giudicata non in urto con la sua terapia, ravvisando nella FIGURA ESTERIORE del sacerdote un elemento rassicurante, un motivo di distensione e non di paura per il bambino come del resto è stato. Io stesso che rispetto la Chiesa i suoi insegnamenti e chi la frequenta, ma non vado in chiesa la domenica, non ho ritenuto di dissuaderli.
Quel sacerdote su quel bambino ha buttato solo acqua, non gli ha schiacciato il pisellino e neppure infilato una matita nel sederino come racconta di aver subito in altro luogo.
Una volta che si sono spontaneamente presentati alla porta due marescialli dei carabinieri, l’USL ha messo a disposizione del bambino la Dott. Cheli, esperta in violenza minorile nell’ambito della famiglia. Anch’essa bravissima. Il mio giudizio non è rivolto alla professione che non ho titolo per esprimermi, ma sull’impegno essendo anch’essa madre.
Assieme le due psicologhe da quel momento in sintonia si sono prodigate a scalare l’impervia cima del recupero.
Stando così le cose,e sono così ,sarò miope,ma non vedo come l’ iter della vicenda giustifichi di scomodare il medioevo.
Circa il consiglio che Lei mi dà volto alla lettura e al film non posso oggettivamente accoglierlo; sarebbe come che per raggiungere Roma Lei mi suggerisse di passare da Pechino.
Noi elementi su cui riflettere ne abbiamo tanti e quando il bambino ha iniziato a raccontare cosa, che non è avvenuta subito, per primi ci siamo chiesti ed abbiamo chiesto cosa stesse dicendo.
Etichette ce ne hanno appiccicate, tante: crociata contro il satanismo, combutta con la Chiesa ed altro ancora.
Siamo andati in tribunale al solo esclusivo scopo di saperne di più per arrivare ad approfondire che cosa il bambino avesse subito, e abbiamo deposto, mi creda, non con lo stato d’animo del teste contro ma del teste e basta.
Poi capita che quando ti aspetti che qualcosa venga fuori dalle persone che riteniamo abbiamo preso parte alla vicenda, queste, dopo aver pronunciato cinque rituali parole, cinque, girano i tacchi e se ne vanno.
Accade anche che la ragazza(superteste o pentita per la stampa) che definisco dell’altro processo chiede alla Corte con un’accorata lettera-supplica di poter riferire solo ed esclusivamente in merito al bambino la Corte si nega di ascoltarla.
Poi scopri che le due Procure (quella minorile e quella ordinaria) che svolgono indagini parallele non si parlano mai.
Ma che cosa siamo venuti a fare? Siamo venuti per farci sentir dire che non è successo nulla che tutto appartiene ad un brutto sogno di un infante.
Cordialmente
Il nonno di Federico